Normativa temperatura: 6 motivi per scegliere il raffrescamento evaporativo

08 Luglio 2021

Normativa temperatura: 6 motivi per scegliere il raffrescamento evaporativo

Gli impianti di condizionamento non sempre garantiscono il benessere dei lavoratori e ci sono alcune regole da seguire imposte dalla normativa temperatura.

Problemi che non si presentano, invece, con gli impianti di raffrescamento evaporativo: vediamo perché.

 

Lo stress termico e il caldo eccessivo sono due delle principali cause di riduzione della concentrazione e della produttività dei dipendenti, ma anche di aumento dei malumori sui luoghi di lavoro. In ufficio c’è sempre chi vuole accendere costantemente il condizionatore, chi preferisce tenerlo al minimo e chi non gradisce l’aria condizionata preferendo far circolare l’aria con le finestre aperte.

Nelle industrie, invece, l’aria condizionata non è proprio la soluzione ideale: parliamo di capannoni, magazzini e laboratori costretti a lavorare con porte e finestre aperte che vanificano il lavoro dei condizionatori d’aria. Installare un impianto di condizionamento in questo genere di ambienti produttivi comporta malcontento sia nei lavoratori, che si trovano a lavorare in condizioni stressanti dal punto di vista climatico, sia nel datore di lavoro stesso, che riceve bollette molto salate dovute al continuo e poco efficace utilizzo del climatizzatore.

A questi fattori si aggiunge anche l’Istituto Superiore di Sanità, che nel 2020 ha studiato l’impatto degli impianti di ventilazione e climatizzazione nella proliferazione del Covid-19 e ha disposto alcune indicazioni in merito nel suo Rapporto ISS COVID-19 n° 33/2020. Secondo tali studi, il rischio di trasmissione del virus aumenta nel caso di presenza di un soggetto positivo all’interno di luoghi in cui è in funzione un impianto di ventilazione e climatizzazione, e nei quali non vengono effettuati costanti ricambi d’aria.

 

Cosa dice la normativa?

 

L’INAIL, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, ha definito i rischi derivanti dallo “stress termico” e le problematiche relative al microclima negli ambienti di lavoro. Il microclima è l’insieme dei parametri che caratterizzano un ambiente e che determinano il “benessere termico” delle persone. È influenzato principalmente da temperatura, umidità relativa, temperatura media radiante e velocità dell’aria.

Nonostante i condizionatori d’aria non siano la scelta migliore per garantire il “benessere delle persone” sul luogo di lavoro, nel caso si decidesse di installarli il DPR n. 74 del 16 aprile 2013 ha definito 6 comportamenti da adottare.

 
  1. Temperatura mai sotto i 26°C, con tolleranza di 2 °C. Quindi solitamente la temperatura ideale deve aggirarsi attorno ai 24°C.

  2. Sbalzo termico mai sopra i 7° C. Rappresenta, infatti, uno dei maggiori rischi per la salute dei lavoratori.

  3. È indispensabile il ricircolo dell’aria. Lo ha definito anche l’Istituto Superiore di Sanità nel suo Rapporto ISS COVID-19 n° 33/2020. Tuttavia, questa buona abitudine va in contrasto con i consigli di utilizzo dei condizionatori d’aria, secondo cui andrebbero utilizzati con porte e finestre chiuse per essere efficaci.

  4. Evitare l’aria diretta. Il posizionamento dei condizionatori è fondamentale: non devono mai essere posizionati in modo tale che l’aria arrivi diretta alle persone, né collocati vicino a mobili e armadi perché rischiano di spargere nell’ambiente la polvere accumulata.

  5. Umidità tra il 40 e il 60%. I condizionatori oltre ad abbattere la temperatura, abbassano anche l’umidità. È necessario fare attenzione perché un’umidità troppo bassa, sotto al 35%, comporta rischi per la salute dei lavoratori.

  6. Manutenzione programmata. Per durare nel tempo e scongiurare rischi per la salute dei lavoratori, i condizionatori d’aria necessitano di una manutenzione regolare nel tempo, che implica la pulizia e l’igienizzazione dei filtri prima dell’inizio di ogni stagione.

 

Il raffrescamento evaporativo risponde alla normativa temperatura

 

In molti ambienti di lavoro è difficile riuscire a rispettare le regole dettate dalla normativa temperatura vigente e, in alcuni di questi, i condizionatori non rappresentano nemmeno la scelta di raffreddamento migliore. Una valida alternativa è il raffrescamento evaporativo, un metodo che sfrutta il principio adiabatico naturale per rinfrescare gli ambienti.

Anche l’Istituto Superiore di Sanità, nel suo Rapporto ISS COVID-19 n° 33/2020 considera i raffrescatori evaporativi un’ottima soluzione per contrastare la proliferazione del Covid-19, perché risponde in modo naturale alle norme in ambito climatico sui luoghi di lavoro.

I raffrescatori, infatti, consentono continui ricambi d’aria: possono essere utilizzati con porte e finestre aperte, e già con 15 ricambi viene eliminato il 99,9% degli inquinanti gassosi ogni 20 minuti. Per questo motivo sono considerati la soluzione perfetta, non solo per rendere l’aria più fresca, ma anche per sanificarla con costanza.

Inoltre, i raffrescatori evaporativi non vengono mai posizionati in modo tale che l’aria possa essere percepita direttamente e possa dare fastidio ai lavoratori, non creano mai sbalzi di temperatura estremi che potrebbero essere pericolosi per la salute dei lavoratori e non abbattono l’umidità sotto i livelli di rischio (né l’aumentano).

 

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